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Cisl Campania. Un Patto Sociale per dare risposte sul lavoro

“ E’ innegabile che la crescita della Campania e del Mezzogiorno serve all’intero Paese.  Si pone però un problema di classe dirigente e di un ripensamento della politica e della sua responsabilità, perché la demagogia e il populismo vengano edulcorati e sostituiti da proposte certe e possibili. Le crisi si superano solo con una forte coesione politica e dei corpi intermedi.  Così come rendere duratura  e strutturale  la ripresa della Campania, che fa da traino alle altre regioni, significa darsi obiettivi precisi, tempi certi  e una vera e propria  strategia d’urto condivisa da parti sociali, imprese ed istituzioni che crei reale occupazione e che tenga conto delle scadenze nell’impegno dei fondi sia ordinari che straordinari.”  E’ quanto ha affermato  Doriana Buonavita, segretario generale della Cisl Campania nella relazione introduttiva del Consiglio generale allargato  “Mezzogiorno in Campania. Analisi e soluzioni” al quale ha partecipato il segretario confederale Ignazio Ganga.
Per Buonavita “manca allo stato attuale  una visione complessiva delle priorità e degli obiettivi con le risorse che tendono a essere disperse in troppi interventi. Manca un’attenta e seria programmazione seguita da una reale capacità di spesa nonostante i fondi non manchino se consideriamo le risorse europee oltre quelle ordinarie che dovrebbero essere aggiuntive e non sostitutive. Mai come in questo momento la Campania può contare su misure normative e finanziarie che possono agevolare, in maniera importante, gli investimenti e gli insediamenti produttivi. Ci riferiamo nello specifico ai  Contratti di sviluppo, attraverso i quali la Campania ha conseguito il 50% dei finanziamenti nazionali;  al Masterplan per il Mezzogiorno; al Patto per la Campania;  ai Contratti d’Area;  alle Aree non complesse, attraverso le quali la Campania ha raggiunto il 40% dei finanziamenti nazionali e la possibilità di sostenere altri 500 milioni di investimenti privati;  al Decreto per il Sud;  ai Contratti di programma per incentivare l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo, con particolare attenzione al pacchetto Industria 4.0 che presenta agli investitori un terreno già avanzato,  al riconoscimento delle Campania nelle Aree di crisi complesse; alle Zes;  alla decontribuzione al 100% per le nuove assunzioni;   al progetto “Resto al Sud”, all’esonero dell’Irap per le nuove imprese. Dei fondi Fesr 2014-2020 ben poco è stato utilizzato. Basti pensare che di oltre 4 miliardi in dotazione solo 2miliardi e 700 sono stati programmati di cui 967 circa milioni impegnati e 200 milioni liquidati. Tutto ciò con il 2020 alle porte. Una corsa contro il tempo- incalza Buonavita-  Non c’è più tempo per aspettare, basta con gli spot. E’ arrivato il momento di agire, rendere esigibili le dichiarazioni fatte fino ad ora, accelerare sulle realizzazioni delle misure previste dagli accordi e dai patti prevedendo un coinvolgimento maggiore del Sindacato nel monitoraggio ed in eventuali occasioni di riprogrammazione delle risorse. Sindacati e imprese devono cercare assieme le soluzioni migliori e presentarle ai livelli istituzionali competenti perché si attivino conseguentemente. La Campania e il Mezzogiorno necessitano di risposte, prima di tutto sul lavoro, affinché quest’ultimo torni al centro delle scelte politiche ed economiche del futuro governo”.  Sulla fiscalità la richiesta della Cisl è quella di rivedere le attuali aliquote dell’addizionale regionale all’Irpef, prevedendo dei tagli in favore dei redditi più bassi secondo una logica di progressività socialmente sostenibile. “Dal nostro Osservatorio – prosegue Buonavita – rileviamo che oltre il 73% dei contribuenti che versa l’addizionale regionale ha un reddito al di sotto dei 28mila euro annui. Tra questi circa il 90% dei pensionati campani. Se si passasse da un sistema di aliquota proporzionale (oggi del 2,03%) ad un prelievo commisurato agli scaglioni di reddito Irpef, si potrebbe ipotizzare un decremento per le prime due fasce, ovvero quelle su cui la tassazione incide più pesantemente in termini percentuali, con un vantaggio fiscale per ciascun contribuente che potrebbe aggirarsi tra i 100 e i 165 euro annui. Sarebbe un primo importante segnale di attenzione nei confronti di chi più di tutti ha subìto i morsi della crisi. Oltre che un intervento di grande impatto sociale. Misure che per la Cisl potranno dispiegare la loro piena efficacia solo se opportunamente accompagnate dal rafforzamento delle azioni di contrasto all’evasione fiscale. Infine sul welfare “la Campania è la regione che avrà la maggiore quota regionale di riparto del Fondo Povertà e non possiamo permetterci ulteriori distrazioni di Fondi. Le risorse ci sono e vanno spese con una corretta destinazione all’inclusione sociale dei soggetti fragili e al rafforzamento della governance.

Il Consiglio della Cisl Campania è stato concluso dal segretario confederale Ignazio Ganga che ha sottolineato  “l’impegno preso dal governo nei Patti con le regioni del Mezzogiorno e nei quali è iscritta molta della possibilità di riscatto delle stesse, perché in essi sono compresi delicati obiettivi funzionali alla ripartenza, come l’infrastrutturazione e gli interventi finalizzati al rafforzamento del capitale umano, fondamentali per innalzare l’indice di competitività delle regioni del Sud. E’ su questo che va costruita quell’ “intesa sociale” che serve al Paese. Credo si possa ripartire oggi dalle vie del sud per rilanciare lo sviluppo e la crescita del Paese.  E parlando della Campania  aggiunge che  “La Campania, dagli indicatori che abbiamo, sta svolgendo un ruolo sostanziale in questa ripresa che non deve essere assistenziale ma concreta. Le risorse ci sono, occorre incentivare il ritmo di spesa. Ecco perché occorre un patto sociale invocato anche dalla Cisl regionale. Questa Regione deve fare un salto di qualità sull’ambiente e sul welfare da considerarsi come investimento e non come un costo”
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